Il gigante cinese del fast fashion Shein, accusato di concorrenza sleale e sfruttamento del lavoro, si prepara al Black Friday tappezzando le città con manifesti che invitano al consumismo sfrenato di abiti di bassa qualità che, in molti casi, continuano a risultare contaminati da sostanze chimiche pericolose che violano i limiti imposti dall’Unione Europea. Tre anni dopo la sua ultima indagine condotta su 47 prodotti acquistati in Italia, Austria, Germania, Spagna e Svizzera, Greenpeace Germania è tornata ad analizzare 56 capi venduti dal colosso cinese del fast fashion. E, a pochi giorni dal Black Friday, pubblica l’inchiesta ‘Shame on you, Shein!’, nel corso della quale ha scoperto che circa un terzo degli indumenti testati (18 su 56) contiene sostanze pericolose oltre i limiti stabiliti dal Regolamento europeo per le sostanze chimiche (REACH), inclusi vestiti per bambini. Il tutto, tra l’altro, avviene a poche settimana, dalla contestatissima apertura del primo negozio fisico di Shein a Parigi, nei grandi magazzini BHV, nel cuore del quartiere centrale di Marais. Nello stesso giorno in cui, tra l’altro, il governo francese aveva annunciato il blocco del sito di fast fashion dopo le polemiche per la vendita di bambole gonfiabili dalle sembianze infantili e giocattoli a forma di armi destinati ai minori.
Black Friday: un terzo degli abiti Shein contiene sostanze tossiche oltre i limiti UE
Greenpeace rivela: il colosso del fast fashion continua a vendere capi con sostanze chimiche pericolose nonostante le promesse








