Seppur in un contesto in cui il turismo si conferma risorsa sempre più importante per le aziende agricole e vitivinicole, il calo di potere d’acquisto si fa sentire anche nelle tasche degli italiani che viaggiano, e che mettono ristoranti e vino tra le prime cose su cui poter tagliare in caso di necessità, soprattutto se si tratta di locali e prodotti di fascia (medio)alta.
In un quadro non facile da monitorare tra calo del numero delle visite al ristorante e boom degli agriturismi, ad aggiungere un tassello al puzzle arriva la nuova ricerca di Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente di Aite (Associazione italiana turismo enogastronomico): su un campione di mille persone interpellate, emerge infatti che a pagare le spese della crisi sono soprattutto i ristoranti: «sommando a quelli di qualità standard e premium (13%) anche gli stellati o i locali specializzati nel fine dining (8%), emerge che il 21% dei turisti, in caso di necessità, sacrificherà questo tipo di esperienza. E il 15% inizierà alleggerendo il conto dei vini», dicono i risultati della ricerca. Secondo cui comunque «la voglia di viaggiare alla ricerca di cibo, vino e altre specialità gastronomiche è sempre molto forte tra i turisti italiani, ma l’aumento dei prezzi è diventato un fattore disincentivante e sta già pesando sui budget destinati ai ponti di stagione e alle esperienze messe in agenda per il mese di dicembre».






