Disco rosso sull’utilizzo delle risorse del Mes, il fondo europeo “salva-Stati”, per ridurre le tasse, e via libera all’emendamento che considera come «patrimonio dello Stato» le riserve auree della Banca d’Italia. La manovra economica entra nel rush finale al Senato. Ieri, la commissione Bilancio ha dichiarato inammissibili 105 emendamenti segnalati su 414. E resta in piedi la proposta di Fratelli d’Italia per ribadire che l’oro custodito dalla Banca d’Italia «appartiene al popolo italiano». Un intervento che non comporta una gestione diretta da parte dello Stato dell’oro detenuto dalla Banca d’Italia. Di fatto, via Nazionale continuerà a detenerlo e a gestirlo. Ma lo farà, sempre nel caso in cui l’emendamento proposto da FdI dovesse superare lo scoglio prima delle commissioni di Camera e Senato e poi delle due Aule parlamentari, in nome «dello Stato italiano».
Una mossa simbolica che, però, potrebbe aprire un nuovo fronte di polemiche con l’Europa. Ieri, non a caso, da Francoforte è arrivata una nota sobria ma significativa che molti osservatori hanno letto come un altolà: «La Bce non è stata consultata dalle autorità italiane sulla bozza di emendamento, e non ha commenti da fare sul tema». Alla chiusura del 2024, il valore dell’oro riportato nel bilancio di Palazzo Koch ammontava a 197,9 miliardi di euro: in tutto si tratta di 79 milioni di once, pari a 2.452 tonnellate di metallo prezioso, la quarta riserva aurea più grande al mondo dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale.











