Si delinea il contesto in cui è maturata l'espulsione dell'imam di San Salvario, Mohamed Shahin, allontanato dalla sua casa e al momento rinchiuso in un Cpr a Caltanissetta. L'espulsione è del tutto slegata da provvedimenti giudiziari a suo carico. A quanto si apprende, in procura a Torino non ci sono fascicoli aperti in cui vengono contestati reati di istigazione, terrorismo o di proselitismo. Quindi è un atto meramente amministrativo e non è collegato a nessun provvedimento penale. C'è una denuncia a suo carico, ma solo per il blocco stradale del 17 maggio, quando gli attivisti pro Palestina avevano bloccato lo svincolo per l'aeroporto.

La procura guidata da Giovanni Bombardieri ha dato solo il nulla osta per l'espulsione: non risultavano esigenze investigative per tenerlo sul territorio. In sostanza sarebbe andata così: il ministero fa il decreto di espulsione, di conseguenza viene revocato il permesso di soggiorno e nella revoca si dà atto del deferimento all'autorità giudiziaria per i fatti del 17 maggio. L'imam l'oratoria, interpretata come un'apologia dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, è l'unica motivazione per l'espulsione. L'uomo aveva anche rivendicato mediaticamente la dichiarazione in un'intervista.