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Ultimo aggiornamento: 17:50

Quanti alberelli saranno piantati nell’area della nuova pista da bob di Cortina d’Ampezzo, per mascherare lo scempio provocato dal cantiere olimpico aperto nel febbraio 2024 da Impresa Pizzarotti e da Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, braccio operativo dello Stato per le grandi opere? Saranno 6 mila pianticelle? Oppure 8 mila? O ancora, 10 mila? O infine il totalizzatore del restyling si fermerà alla iperbolica cifra di 13 mila arboscelli? A dare i numeri sono i principali rappresentanti politici italiani impegnati da alcuni anni a realizzare e rendere operativo prima del 6 febbraio 2026 l’impianto per le gare di bob, skeleton e slittino. Disinvoltura delle parole. Demagogia degli annunci. Fumo negli occhi per rispondere all’obiezione che una struttura sportiva per poche decine di praticanti in tutta Italia ha un impatto ecologico (ed economico) insostenibile.

Cosa volete che siano 800 larici abbattuti a Ronco, quando al loro posto sorgerà un bosco sterminato? Ormai la frase è stata pronunciata, in diverse declinazioni e in occasioni pubbliche, centinaia di volte, al punto da dover apparire rassicurante. Invece si traduce nell’esatto contrario, il segno di una approssimazione delle parole, imbonimento da fiera, presa in giro a beneficio del consenso. Innanzitutto perché un piccolo abete impiegherà un centinaio d’anni prima di raggiungere le dimensioni degli alberi abbattuti. Ma anche perché non sappiamo ancora la reale dimensione dell’intervento di recupero ambientale.