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Ultimo aggiornamento: 15:34

Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn Al Khattab di via Saluzzo a Torino, è stato prelevato e trasferito in un Centro di permanenza per il rimpatrio. Il provvedimento arriva settimane dopo le sue parole pronunciate durante una manifestazione pro Palestina del 9 ottobre, quando aveva definito l’attacco del 7 ottobre 2023 come una reazione ad anni di occupazione. Una dichiarazione che rientra nel campo della libertà di espressione politica – piaccia o no – è bastata per trasformarlo nel bersaglio di un’operazione mediatica e istituzionale culminata nella revoca del suo permesso di soggiorno di lungo periodo e in un ordine di espulsione.

Shahin vive in Italia da oltre vent’anni. È egiziano e, in quanto oppositore del regime di Al-Sisi, sarebbe in pericolo reale e immediato se rimandato in Egitto. Nonostante questo, e nonostante abbia presentato una nuova domanda di asilo tramite il modello C3 – che per legge sospende ogni espulsione fino alla decisione della Commissione – la magistratura ha comunque convalidato il rimpatrio, aggirando una procedura che normalmente tutela chi chiede protezione internazionale. Un atto punitivo insomma.