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30 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 17:20
“Noi docenti, ricercatori e ricercatrici delle università italiane esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione di Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn al-Khattab di Torino, attualmente trattenuto nel Cpr di Caltanissetta a seguito di un decreto di espulsione emesso dal Ministero dell’Interno”. Comincia così un appello diffuso sul web con cui si chiede la “liberazione” dell’imam della moschea di San Salvario, rinchiuso nel Centro siciliano e in attesa di rimpatrio per le frasi pronunciate durante una manifestazione pro-Palestina del 9 ottobre scorso, in cui affermava di non ritenere gli attacchi di Hamas una violenza. Come scritto dal Fatto, la procura non ha trovato alcuna violazione del codice penale, neanche un’istigazione a delinquere. Tanto che il fascicolo “modello 45” per “fatti non costituenti notizie di reato”, era stato archiviato.
Al momento le adesioni, giunte da Atenei in numerose località italiane, sono 181. Una di queste è di Alessandra Algostino, ordinaria di diritto costituzionale a Torino. “Mohamed Shahin – si legge – è da lungo tempo impegnato in pratiche di dialogo interreligioso e cooperazione sociale. Numerose comunità religiose, associazioni civiche e gruppi interconfessionali hanno pubblicamente attestato il suo contributo alla costruzione di relazioni pacifiche tra diverse componenti della città di Torino, evidenziando la natura collaborativa e aperta della sua attività”. “È noto – è ancora il testo dell’appello – che il signor Shahin, prima del suo arrivo in Italia oltre vent’anni fa, era considerato oppositore politico del regime egiziano. La prospettiva di un suo ritorno forzato in Egitto lo esporrebbe concretamente a rischi di persecuzione, detenzione arbitraria e trattamenti inumani. Le motivazioni alla base della revoca del permesso di soggiorno appaiono collegate alle sue dichiarazioni pubbliche sulla situazione a Gaza e alle sue posizioni critiche rispetto all’operato del governo israeliano. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un precedente estremamente preoccupante: l’uso di strumenti amministrativi per colpire l’esercizio della libertà di opinione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione e da convenzioni internazionali cui l’Italia aderisce”. L’appello segue la forte mobilitazione che a Torino, insieme a cittadini e rappresentanti cattolici e valdesi impegnati nel dialogo interreligioso, ha visto coinvolte la sezione dell’Anpi del quartiere e la Cgil, tra gli altri.













