'La pioggia che non cade mai' "è un disco nato lentamente, come certe trasformazioni che avvengono quando non ce ne accorgiamo, e che solo dopo capiamo essere state necessarie": l'ultimo disco di Sergio Cammariere, così come lo descrive il cantautore e pianista, vuole essere un invito a fermarsi, "a respirare, ad ascoltare".
Nato a meno di tre anni dal suo ultimo disco, il nuovo album esce il 28 novembre su tutte le piattaforme, in digitale e in vinile e propone un viaggio lungo tredici canzoni che esplora amore, memoria, distanza e rinascita: il tutto dentro la cornice di un'unica storia sentimentale dove figurano relazioni interrotte, attese, riflessioni. "Nel disco - dice Cammariere - il pianoforte è la mia casa, il centro da cui tutto parte. Attorno si muovono archi" che con altre sonorità morbide accompagnano la voce ma senza mai coprirla, "come se ogni strumento fosse un pezzo di paesaggio".
"Ci sono brani più intimi e riflessivi - spiega ancora l'artista di Crotone, classe 1960, presentando il disco all'Auditorium-Parco della Musica- come 'Una lunga attesa' o 'Certe storie ritornano', che nascono dal bisogno di dare un nome alla fragilità. Ce ne sono altri più luminosi, come 'Un segreto d'amore' o 'Qualcosa che ho lasciato dietro me', che cercano la parte leggera, quella che ci spinge ad andare avanti". E poi c'è 'Il fiume scende giù', "ispirato alla poesia di Gibran, che racconta il cammino dell'esistenza attraverso l'immagine di un fiume in viaggio verso il mare". Un fiume che "non ha paura di annegare nell'oceano, non si volta mai indietro" chiosa l'autore che conferma la capacità di fondere la sua musica con la poesia di Roberto Kunstler mescolando generi e sensibilità differenti, anche musicali. Con brani che evocano il pop o, spiega l'artista citando 'Come una danza', il reggae-pop. Un album che non racconta "storie straordinarie" ma è incentrato sulle storie "che viviamo tutti: l'attesa, la nostalgia, il bisogno di sentirsi vivi, l'amore che cambia forma ma non scompare".






