Con Trump di nuovo alla Casa Bianca e le guerre che ridisegnano confini e alleanze, l’idea di impero sembra tornata al centro dell’immaginario collettivo. È un ritorno che inquieta e affascina, perché l’impero è insieme ordine e dominio, progresso e violenza, memoria e propaganda. In questo contesto, il videogioco Anno 117: Pax Romana di Ubisoft Mainz arriva come un esperimento curioso: un impero non da conquistare ma da costruire, gestire e comprendere.
Dunque partiamo da qui: se oggi la narrazione geopolitica sembra riaccendere le luci sull’idea dell’impero — espansione, influenza, identità nazionale — Anno 117 ci propone un contraltare curioso: non l’impero da conquistare, ma l’impero da costruire, rifondare e gestire.
«In realtà – afferma Jan Dungel, game director di Anno 117 – quando cercavamo una nuova ambientazione, due ragioni principali ci hanno guidato alla creazione di Anno 117: Pax Romana.
In primo luogo, l’Impero Romano si è costantemente classificato tra le prime tre ambientazioni più richieste dalla nostra community. La seconda ragione è che i Romani stessi erano costruttori eccezionali che hanno creato città, strutture e monumenti impressionanti. Il loro impero era vasto, estendendosi su diverse province con culture diverse, e abbiamo ritenuto che fosse un abbinamento perfetto per un gioco Anno.







