In un disegno di Francesco Corni un inserviente se la dà a gambe nell’arena del Colosseo, mentre un leone, non si sa come uscito da una delle gabbie, lo punta affamato, per nulla distratto dalla scopa che lo sfortunato lancia dietro le spalle. L’antichità riprende vita, in punta di pennino. La scena ha la vivacità di un fumetto, ma i dettagli tecnici sono sorprendenti: si vedono le tribune coperte e quelle scoperte, il complicato sistema di gallerie – e le gabbie tirate su e giù come ascensori da carrucole - attraverso cui passano le belve che saranno protagoniste delle “venationes”, la messa in scena di cacce amate dagli antichi romani, con i gladiatori “bestiarii” che facevano mattanza, o delle “damnatio a bestias”, in cui gli animali feroci tornavano carnefici, sbranando vivi i condannati a morte sotto gli occhi delle plebe, dei patrizi e dell’imperatore. Eppure più che lo spettacolo di massa, visto e ammirato in film e ricostruzioni virtuali, è il tocco fuori scena, insieme con la precisione del particolare, che ci riporta una realtà familiare e insieme remota e ci ricorda come fossero cruenti e pericolosi i giochi nella “Caput Mundi”, anche per il pubblico e per chi si occupava dell’organizzazione dell’evento.
Roma antica rivive. A mano libera e senza l’onnipresenza dell’IA
Le straordinarie prospettive del disegnatore-archeologo Francesco Corni in mostra alle Terme di Caracalla. Una sfida al boom di app e di ricostruzioni virtuali…
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