Un nuovo allestimento, un percorso pensato per offrire una visione più ampia della storia, dell' arte e della vita nella capitale tra le due guerre, con l' arrivo di 60 opere concesse da Bnl Bnp Paribas tra le quali la serie di vedute della città conosciuta come 'Collezione Roma'.
Il Museo della Scuola Romana, nel Casino Nobile di Villa Torlonia, riapre dal 17 ottobre e torna a raccontare un periodo cruciale della scena culturale italiana del Novecento con la mostra 'Sguardi sulla Città' e con le sue 150 opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni appartenenti alla collezione permanente o acquisite in comodato d'uso da privati, in particolare dagli eredi degli artisti, o da altre istituzioni ma anche capolavori solitamente non visibili al pubblico e poco noti, per lo più conservati presso i depositi della Sovrintendenza oppure in collezioni private.
A quasi vent'anni dalla prima inaugurazione, il Museo è stato messo a punto secondo criteri museografici, didattici e d'inclusività in linea con i tempi e si sviluppa in sezioni tematiche dedicate principali contesti (La Scuola di via Cavour; Gli artisti di Villa Strohl Fern), movimenti ed espressioni artistiche (Volti e corpi; Linguaggi artistici tra le due guerre). Il focus speciale su Roma con Paesaggi romani; Cantieri; Città senza mito e La 'Collezione Roma' mostra uno sguardo diverso sulla città, dal paesaggio e i grandi cambiamenti urbanistici e sociali avvenuti tra le due guerre mondiali. Scorrono il "Ritorno all'ordine" e la rilettura della tradizione italiana di artisti come Carlo Socrate e Quirino Ruggeri; il "Realismo magico" di Antonio Donghi, Francesco Alessandro Di Cocco, Francesco Trombadori, Riccardo Francalancia; l'espressionismo visionario di Ferruccio Ferrazzi e l'arte anti-accademica degli artisti della Scuola di Via Cavour (Mario Mafai, Antonietta Raphaël, Scipione), il tonalismo di Corrado Cagli, Emanuele Cavalli, Roberto Melli e Guglielmo Janni. E poi ancora il realismo documentario di Eva Quajotto, Antonio Barrera, Domenico Quattrociocchi e Odoardo Ferretti, fino al nuovo linguaggio realista maturato, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, da parte di autori come Alberto Ziveri, Fausto Pirandello, Renato Guttuso e il giovane Renzo Vespignani.









