Guai a parlare di sincrono e di minimalismo, sarebbe riduttivo e a non piacerebbe di sicuro a Christos Papadopoulos il coreografo greco che al Teatro Ariosto di Reggio Emilia ha presentato con la sua compagnia di dieci danzatori “My Fierce Ignorant Step” per la rassegna “Aperto”.
È un gioco intrigante quello che il coreografo mette in scena. Riunisce in un gruppo compatto i danzatori, e imprime loro all’inizio piccoli movimenti del capo su un semplice ritmo percussivo. Ma il gioco appunto è che il disegno si sviluppa poco per volta, il gruppo si allarga sul palcoscenico, le braccia compiono ampi gesti, mentre al ritmo percussivo si uniscono ondate sonore altrettanto ampie. La compattezza del gruppo è messa alla prova dalla indisciplina di singoli interpreti che escono dall’insieme per singole evoluzioni e poi rientrarvi.
L’estetica alla base del pezzo è frutto di un lavoro che Papadopoulos ha sviluppato nel corso dei suoi precedenti lavori e che si è imposto come cifra precisa. Tutto è concepito come micro-reazioni all’emissione dei suoni, con una concisione e precisione estreme. Se questo è lo stile non vuol dire che il coreografo riposi sugli allori. Al contrario ogni nuova prova è caratterizzata da uno sviluppo del vocabolario sorprendente.






