Torino è la mia città d’origine, anche se non ci abito più: la sede dello studio di architettura che ho fondato con mia moglie, Migliore+Servetto, è a Milano, e lavoriamo in tutto il mondo. Ma Torino rimane nel mio cuore: è lì che sono nato, ho studiato all’università (ho avuto il privilegio di avere Achille Castiglioni come professore), ho conosciuto mia moglie, Mara Servetto, e lì sono nati i nostri figli.
Le mie giornate torinesi iniziano sempre con un caffè. Mi piace Mulassano, dal 1907 in piazza Castello, con l’altissimo bancone di marmo e quelli che chiamo “paninetti”: sono golosi, con robiola e acciughe, lardo, persino al brasato. Un altro nome che amo è Platti, dal 1875 sotto i portici di corso Vittorio Emanuele. E se al caffè accompagno un pasticcino, allora la Pasticceria Pfatisch.
Sosta gelato invece da Pepino in piazza Carignano, ora un marchio quasi internazionale, ma io ricordo quando ci andavo con mio nonno per il pezzo duro, una sorta di spumone. Accanto, il Museo Egizio: da bambino avevo il terrore delle mummie, e forse per questo le mie aree preferite sono quelle delle pergamene, oltre alla Cappella di Maya, edicola funeraria affrescata scoperta nella necropoli di Deir el-Medina nel 1906. È stato un privilegio nel 2015 poter lavorare insieme al direttore Christian Greco, contribuendo a diverse sale tematiche e all’immagine visiva del museo. Abbiamo pensato a un logo-pittogramma ispirato dal geroglifico che indica l’acqua. Un’altra occasione speciale è stata lavorare sulla Mole Antonelliana, nel 2011, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, con un’installazione luminosa a tre anelli di luci Led, bianco, rosso e verde, progettata con Italo Lupi. La Mole ospita il Museo del Cinema, che consiglio. Il museo inteso come seme, una realtà culturale che cresce, si trasforma ed evolve nel tempo, è un tema su cui lavoriamo da tempo, e a cui abbiamo dedicato un libro recente, Museum seed (Electa).







