Uno sbruffone violento, che si è autobattezzato “Il re dei maranza”. Quello che comanda. Ma per un po’ di tempo dovrà smetterla di nuocere agli altri. Ieri è finito in gattabuia a Torino, grazie alla squadra Mobile della polizia, Said Alì, 24 anni, noto nel mondo dei social come Don Alì. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per atti persecutori.

Il giovanotto se ne vantava delle sue imprese. Pubblicava in particolare su Instagram i video delle gesta che compiva per farsi applaudire da circa 220mila follower, che lo aiutavano a costruirsi una fama malavitosa. Questo eroe senza cervello aveva persino diffuso il video di una spedizione punitiva contro un maestro di scuola elementare. Quel povero insegnante inseguito, circondato e minacciato davanti a un istituto di via Vestignè era diventato un trofeo per Don Alì.

Ed è sui social che sono state pubblicate le immagini integrali che riprendono in volto il maestro e la figlia. Per lo stesso reato è stato disposto l’obbligo di firma anche per un 24enne e un 27enne, suoi sodali. Non solo: il bullo marocchino non ha esitato pure a prendere a mazzate una troupe di Rete4: lui può. Lui poteva. Certo, dal carcere non uscirà meglio di prima, ma almeno chi era costretto a frequentarlo per strada, vivrà più tranquillo per un po’. Anche se siamo sempre nelle mani di una magistratura troppo incline al lassismo. Speriamo non in questo caso: non lo liberino subito. Se lo Stato c’è, deve essere ovunque, anche tra le toghe. Perché non si deve vanificare il segnale forte che, sicuramente attraverso la stessa Procura della Repubblica e le forze dell’ordine, si è voluto dare alla pubblica opinione contro la delinquenza. E anche perché non ci si può davvero far prendere in giro dai cosiddetti maranza.