Uno ha messo a verbale che lui era "lontano" e che non ha partecipato a quella che riteneva fosse "solo una zuffa", mentre l'altro maggiorenne ha raccontato che non pensava di "averlo colpito così" con il coltello e che lui è arrivato dopo, mentre i primi ad aggredirlo sono stati i tre minorenni.

Questi ultimi, dal canto loro, hanno tentato di sostenere di essersi limitati al pestaggio, senza coinvolgimento nel tentato omicidio.

Rimpallandosi le responsabilità negli interrogatori, i cinque ragazzi arrestati per aver ridotto in fin di vita per 50 euro in zona corso Como a Milano uno studente bocconiano di 22 anni, che rischia di rimanere paraplegico, hanno ammesso quanto avvenuto il 12 ottobre scorso. Tentando, però, di difendersi dalle gravi accuse che li accomunano: rapina e tentato omicidio aggravati.

"Non ci ho visto più, non pensavo di averlo colpito così. Giravo armato del coltello, perché sono stato aggredito in passato", è la versione resa, in sostanza, nel carcere di San Vittore dal 18enne che ha inferto le due coltellate. Anche lui, difeso dall'avvocato Giovanni Giovanetti, così come l'altro maggiorenne accusato di aver fatto da palo e assistito dalla legale Elena Patrucchi, si è detto "molto dispiaciuto" e "preoccupato" per la vittima dell'aggressione.