«L'accanimento del branco sul corpo accasciato e le espressioni irridenti e sprezzanti nei confronti della vittima, ci lasciano turbati e indignati per la disumana indifferenza degli autori del misfatto e l'assoluta assenza di valori e senso morale». La «vittima» è il 22enne che lo scorso 12 ottobre è stato aggredito dopo una serata in corso Como a Milano, e a parlare sono i suoi genitori. All’indomani degli interrogatori dei cinque ragazzi tra i 17 e i 18 anni che quella sera per una banconota da 50 euro si sono accaniti sullo studente della Bocconi colpendolo con calci, pugni e due coltellate lasciandolo in fin di vita, la madre e il padre della vittima si dicono «increduli» per «le frasi di circostanza e le giustificazioni banali e strumentali» usate dai cinque davanti alla Giudice per le indagini preliminari Chiara Valori.
Il calcio, la palestra e i trascorsi in oratorio: i ragazzi “normali” dell’aggressione di Milano
Ascoltati nel carcere di San Vittore i due maggiorenni del gruppo, Alessandro Chiani (che avrebbe materialmente sferrato le coltellate) e Ahmed Atia hanno dato la loro versione dei fatti, scaricando la responsabilità di aver iniziato il pestaggio sui tre diciassettenni. Questi ultimi dal canto loro hanno detto di non avere nulla a che fare con il tentato omicidio, accusa che ora pesa su tutti e cinque.










