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20 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 19:59

Dopo due giorni di carcere, il clamore e la condanna unanime, forse tra i ragazzini, arrestati per aver pestato brutalmente un studente per rapinarlo a Milano, comincia a farsi largo un po’ di consapevolezza. “Nessuno di noi aveva compreso la gravità del fatto” ripete in carcere, come riporta l’Ansa, uno dei due 18enni arrestati il 18 novembre, assieme a tre 17enni, per il tentato omicidio nella zona della movida milanese di corso Como. La vittima, uno studente bocconiano di 22 anni, pestato con violenza e poi accoltellato, ha lesioni permanenti.

Il ragazzo poco più che maggiorenne, italiano e con genitori di origine egiziana, accusato di aver fatto da “palo” e detenuto come l’amico a San Vittore, ha incontrato in carcere il suo difensore, l’avvocata Elena Patrucchi. “Ha ripetuto più volte – ha spiegato la legale – che lui era lontano dagli altri e che era assolutamente convinto che fosse solo una zuffa di poco conto. Quando ha saputo, invece, dopo del tempo, che era stato usato il coltello, è rimasto sconvolto ed è sconvolto anche ora. Ha detto ancora – ha aggiunto la legale – che secondo lui nessuno aveva compreso la gravità del fatto”. Secondo l’accusa il giovane sarebbe stato una sorta di palo e avrebbe partecipato quindi all’azione. Inoltre che la vittima fosse grave emerge chiaramente dalle intercettazioni in cui il branco di augurava la morte del ragazzo.