Il Papa, Sinner, Mamdani e un musical sul Viagra. La presenza di Spike Lee al Torino Film Festival è stata un’esplosione di storie, digressioni, politica, fede, sport e cinema. Non più incendiario come negli anni Ottanta e Novanta, ma lucidissimo e ironico, il regista ha ricevuto la Stella della Mole dalle mani di Antonio Banderas, in una consegna che si è trasformata in un piccolo balletto di inchini reciproci. Spike Lee ha portato anche il suo Highest 2 Lowest, presentato allo scorso Festival di Cannes e ora su Apple TV.

Il regista americano Lee ha intrecciato ricordi intimi e riflessioni sul presente degli Stati Uniti. “Ho votato per Zohran Mamdani. A New York c’erano persone che dicevano che se avesse vinto se ne sarebbero andate, ma non mi sembra che nessuno se ne sia davvero andato. Mentre ero qui lui è andato a Washington e ha incontrato una persona… e sembra che abbiano trovato punti in comune. Come vedo gli Stati Uniti oggi? Uso il titolo di un film di Peter Weir: Un anno vissuto pericolosamente...”. Poi ha proseguito: “Vorrei conoscere il numero reale di quelli che dicono di essersene andati. Il presidente aveva detto che Mamdani era un comunista, che New York sarebbe finita nello scarico, che avrebbe tagliato tutti i fondi federali, e poi c’è stata un’inversione rapidissima. Io parlo solo per Spike Lee, sia chiaro”.