Succede quasi sempre così. Si accendono i riflettori su una regata sui primi piazzamenti, poi si puntano sulla classe che prima arriva con italiani in gara e poi dopo giorni arrivano le altre classi e la luce nel frattempo è diventata più fioca. Succede, perché il mondo dei media va veloce. Però, bisogna ri-alimentarla la luce, in questo caso sulla Transat Café L’Or, perché – detto quello che si doveva dire sugli Ultim, Ocean Fifty e soprattutto sugli Imoca, con il bel secondo posto di Francesca Clapcich e il quarto di Ambrogio Beccaria – c’è da parlare dei Class 40.
Pietro Luciani e William Mathelin-Moreaux all'arrivo della Transat Café L'Or (J-L Carli / Alea)
Un altro italiano sul podio
La classe è florida e sta vivendo un bel momento. Parliamo di barche oceaniche già molto impegnative, che sono lo scalino intermedio tra i Mini e gli Imoca, forse più vicini a questi ultimi come filosofia sportiva, ma sicuramente più vicini ai primi nella forbice dei costi di costruzione di una campagna.
Una classe che è nata francese, ma che sempre più si può pronunciare come Classe Quaranta, perché gli italiani si stanno distinguendo, non solo in mare. Non a caso Edoardo Bianchi, il Ceo di Sangiorgio Marine, il cantiere dei Musa, ha lanciato la prima edizione del premio “Atlantic Dragon”, un riconoscimento per la prima classificata della “famiglia” appunto dei Musa, una barca che ha aperto una nuova strada con Beccaria-Guelfi e che ha visto nella Cafè de L’or sei esemplari in gara.






