“La lotta alla violenza di genere è un manifesto di intenti molto importante. Ma anche la politica deve fare la sua parte: che personalità del governo dicano che non ci siano legami fra violenza sessuale ed educazione sentimentale è completamente fuori luogo, è completamente autolesionismo. Non ha senso dire che l'educazione sentimentale non è importante a scuola, in un mondo in cui basta accendere la tv”.

Interviene così Paola Minaccioni, attrice e comica di cinema, teatro e tv, a Montalcino per Benvenuto Brunello come testimonial per la fondazione Una nessuna centomila, commentando le affermazioni della ministra Eugenia Roccella alla conferenza internazionale dedicata alla lotta contro gli omicidi di donne. La titolare per le Pari opportunità e la Famiglia, venerdì 21 novembre, durante la stessa conferenza, ha dichiarato che “nessun legame tra educazione sessuale a scuola e calo delle violenze”, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aggiunto che “il maschio non accetta la parità, il suo codice genetico fa resistenza”.

Sono affermazioni surreali, dice l’attrice: “Oggi tutto ci vuole comunicare il fatto che le donne sono da possedere, che se non compriamo le cose non siamo sufficientemente felici. Cioè in un mondo in cui il mondo è dominato dall'interesse economico. Abbiamo bisogno di basi per rappresentare invece un altro mondo possibile che è quello delle relazioni affettive che devono essere equilibrate, i maschi tanto quanto le femmine. Ma forse le ragazze delle nuove generazioni sono un po' più avanti. Però i maschi stanno peggio di noi perché è un trauma per loro cambiare punto di vista; anche in una relazione innamorarsi di una donna in un altro modo è più complicato. Ed è incredibile quanto questa rivoluzione in realtà stia facendo spurgare, proprio uscire fuori, questi uomini che continuano a non tollerare l'idea di non possedere la propria compagna. E distruggono la loro vita, quella dei figli, quella della loro compagna. È un atteggiamento completamente fuori di testa e fuori controllo. Quindi è certamente frutto di una crisi, perché c'è un cambiamento. Però questo cambiamento è dovuto, però è soprattutto culturale”.