La violenza metropolitana è lo specchio dei tempi: negli anni Settanta e Ottanta la ribellione era ideologica, l’assassinio era politico, lo scontro in piazza un mezzo della rivoluzione. La fantasia al potere non ci arrivò mai e gli anni furono più lugubri che formidabili, consumati in un lampo e non di genio. Venne presto il tempo che i sociologi della sinistra consegnarono alla storia come degrado dell’ “edonismo reaganiano” e corruzione della “Milano da bere”. Avevano un problema con Ronald Reagan e Bettino Craxi e finirono travolti dal Muro di Berlino. Il conflitto sociale continuò nelle curve degli stadi, con la febbre del tifo e la sbronza da ultrà, una cosa da scazzottata al bar e in autogrill, gol e sangue, trasferta e pestaggio. Nella confusione dell’alcol, trent’anni dopo, sono usciti dai sarcofaghi della storia gli antisemiti, gli ignoranti con la kefiah, al fianco di Hamas e contro gli ebrei (anche ieri sera a Bologna), è sempre la stessa compagnia di giro, dal libretto rosso di Mao ai manifesti di Hezbollah.

Come in un videogioco, alla penultima schermata, è comparso il mostro, figlio di una mutazione genetica che parte dal “cattivo maestro” e arriva al “maranza”, un triplo salto mortale senza rete, dagli “annidi piombo” al week end con il coltello in Corso Como. Segni particolari, il cervello vuoto. È questa piovra di ignoranza il fatto semi-nuovo (la “grande noia” non è inedita) che impegna la destra (al governo) e fa sbandare la sinistra che ha perso la bussola della sicurezza fino a disorientare i suoi sindaci.