Nel male e nel bene i cosiddetti anni di piombo, cioè i nostri maledetti Settanta, furono di gran lunga superiori a quelli attuali. Nel male perché oggi grazie al cielo non c’è il fiume di sangue che esondava allora, quasi ogni giorno, dalla cronaca. Nel bene perché allora si volava comunque più alto, come idee e come persone
12 dicembre 1969: la bomba nella banca di piazza Fontana, a Milano
Nel male e nel bene i cosiddetti anni di piombo, cioè i nostri maledetti Settanta, furono di gran lunga superiori a quelli attuali. Nel male perché oggi grazie al cielo non c’è il fiume di sangue che esondava allora, quasi ogni giorno, dalla cronaca: i morti ammazzati e i gambizzati dalle Brigate Rosse, le bombe fasciste nel mucchio, le spranghe e i coltelli dei ragazzi nelle piazze e nelle scuole. Nel bene perché allora si volava comunque più alto, come idee e come persone. Le idee erano quelle di cambiare il mondo, di combattere ingiustizie e sfruttamenti. Le persone erano, da destra a sinistra, Giorgio Almirante, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer.
Lasciamo perdere i giudizi di ciascuno di noi sull’operato di costoro, e stiamo al loro livello intellettuale e di capacità politica, ma vorrei dire perfino di stile: e proviamo a paragonarlo a quello dei politici di oggi. Per questo trovo lunare la discussione di questi giorni, gli scambi di accuse tra i politici italiani e il monito: attenti, può tornare il terrorismo. Mi pare impossibile. Il terrorismo è una cosa seria; tragica, ma seria. Chi sceglie quella strada è un assassino, ma un assassino che rischia la galera e la pelle e quasi sempre lo fa perché segue un’ideologia. Allora di ideologie ce n’erano soprattutto due, che dividevano il nostro mondo tra ovest ed est: le democrazie liberali e il comunismo.







