BELLUNO - Radiologia, pronto soccorso, pediatria, ginecologia. Sono tanti i reparti ospedalieri della provincia di Belluno che registrano la mancanza di professionisti specializzati e per la quale l’Ulss 1 Dolomiti è stata costretta a ricorrere alle cooperative e, quindi, ai gettonisti per poter erogare i servizi ai cittadini. «La carenza di medici è un problema di mancata programmazione a livello nazionale degli ultimi 20 anni – spiega Stefano Capelli, presidente dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Belluno -. Un problema strutturale che nasce da quando si è iniziato a non programmare gli ingressi a medicina». In soldoni, sono circa 10mila i medici che annualmente si laureano in medicina ma solo 4mila circa avviano un percorso di specializzazione. Per poter diventare dipendenti del servizio sanitario nazionale è però necessario aver conseguito una specializzazione. Ed è proprio qui che si è creato l’inghippo che ha portato oggi ad avere questo vuoto nelle corsie degli ospedali.

In questo contesto vi è un punto fisso, che è quello di garantire ai cittadini le cure. Nasce così il mondo delle cooperative che di fatto amplia le possibilità ai medici che, se prima potevano scegliere se diventare medici ospedalieri o territoriali ora possono decidere anche di fare i liberi professionisti. Aspetto quest’ultimo non di poco conto in quanto vuol dire avere uno stipendio più alto e un’organizzazione lavorativa che i dipendenti ospedalieri non hanno. «I rapporti contrattuali con le cooperative si sono via via modificati nel tempo – ricostruisce il presidente -. Inizialmente tutto era gestito dalle singole Ulss e questo ha portato a episodi non certo piacevoli; penso a un medico che in una Ulss del Veneto ha lavorato nonostante avesse in corso un procedimento di radiazione. Insomma, si è capito che serviva regolamentare la cosa e gestirla in maniera più strutturata». Ecco, quindi, che dall’organizzazione sparpagliata la Regione Veneto ha attivato la centralizzazione in Azienda 0 di queste selezioni con un maggior controllo; se vi è necessità di un pediatra il professionista deve avere delle comprovate esperienze in questa specializzazione. Che poi abbia 50 o 76 anni, non importa. Ed è per questo che il medico gettonista che ha accolto nella pediatria di Feltre la piccola Ludovica aveva 76 anni. Un professionista, in questo caso, di comprovata esperienza acquisita in numerose e blasonate aziende ospedaliere del Veneto, rispettato da tutti i colleghi. Un medico che zvorresti trovare quando ti rechi in ospedale» affermano i colleghi. Ma come lui, nelle corsie ospedaliere, ve ne sono tanti in tutti i reparti. Persone straniere ma anche professionisti che per una vita hanno lavorato nell’ospedale di Feltre e che oggi sono ancora lì, nonostante abbiano superato i 70, per offrire un servizio.