Arci e Acli esprimono piena soddisfazione per la decisione del Consiglio dei Ministri di rinviare al 1° gennaio 2036 l’entrata in vigore del nuovo regime Iva per gli enti del Terzo settore. Una misura che, secondo le due organizzazioni, rappresenta un riconoscimento esplicito della specificità e del valore sociale dell’associazionismo italiano, oltre che della complessità gestionale che caratterizza migliaia di realtà impegnate quotidianamente a favore delle comunità locali.
La proroga, sottolineano le associazioni, consente di evitare l’impatto immediato di un cambiamento fiscale radicale, che avrebbe rischiato di appesantire l’operatività di enti spesso fondati sul volontariato e su strutture organizzative leggere. Negli ultimi tre anni le due associazioni hanno condotto un confronto costante con Governo e Parlamento, insieme al Forum del Terzo settore e ad altre reti civiche, mettendo in evidenza come la questione centrale non fosse di natura economica, ma riguardasse piuttosto l’eccesso di burocrazia che negli ultimi anni ha finito per indebolire il ruolo e il senso stesso del volontariato.
Secondo Arci e Acli, il rinvio apre ora una finestra utile per costruire un quadro normativo più chiaro e stabile sul trattamento fiscale degli enti associativi, affiancandolo a strumenti di accompagnamento e percorsi di formazione e semplificazione amministrativa. Le due organizzazioni ribadiscono la disponibilità a collaborare con le istituzioni per una riforma coerente con i principi di sussidiarietà e partecipazione, e per il pieno riconoscimento del ruolo del non profit, nella convinzione che solidarietà e mutualismo non debbano essere ricondotti a logiche di mercato.







