Il concordato preventivo 2026-2027 riscrive il calendario e punta a nuovi vantaggi soprattutto a chi deve rinnovare l’opzione dopo il biennio 2024-2025. Ad affermare l’intenzione di un restyling per aumentare convenienza e appetibilità dell’accordo biennale con il Fisco è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, intervenuto all’evento promosso da Confartigianato sull’indice di attuazione della riforma fiscale: evento aperto dai saluti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, del direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini e dall’intervento iniziale del presidente di Confartigianato Marco Granelli. La prima grande novità indicata da Leo è lo spostamento del termine di adesione per il biennio 2026-2027 dal 30 settembre al 31 ottobre: l’obiettivo è quello di allineare la scadenza con quella per la presentazione telematica delle dichiarazioni dei redditi, Irap e degli Isa (le pagelle fiscali). In questo scenario è destinata a slittare un’altra deadline: il rilascio del software per la proposta dell’accordo passa per quest’anno dal 15 aprile al 15 maggio.
Correttivo al decreto fiscale
Un tempo utile per “recepire” le modifiche che in parte hanno già trovato un appiglio parlamentare nell’emendamento 7.23 al decreto fiscale presentato da Fratelli d’Italia (primo firmatario Orsomarso). Un correttivo che ricalca anche l’intenzione di prevedere dei “premi fedeltà” per una platea potenziale di 460mila partite Iva che hanno già scelto l’accordo due anni fa e ora devono rinnovarlo. La strategia è quella di alzare le soglie degli esoneri dall’obbligo del visto di conformità per compensare crediti non oltre i 100mila euro per l’Iva e non oltre i 70mila euro per imposte dirette e Irap e quelle per apporre il visto o presentare la garanzia per i rimborsi Iva non oltre i 100mila euro. A questo si aggiungerebbero poi due ulteriori benefici: il taglio di due anni dei termini a disposizione del Fisco per effettuare gli accertamenti e lo stop agli interessi per i versamenti a rate che scaturiscono dalle dichiarazioni dei redditi. Per mitigare la richiesta allo studio (e ora già all’esame del Senato) ci sono anche le nuove soglie che si aggiungerebbero a quelle esistenti, andando a coprire anche i voti da 6 a 8 (30%) e da 1 a 6 (35%). Con un ulteriore vantaggio che sarebbe riservato ai rinnovi: per i voti dall’8 in su le aliquote di incremento del reddito potrebbero essere dimezzate.







