Alle sei del mattino, dopo il caos di giovedì causato dall’incendio e dall’evacuazione di migliaia di persone dai padiglioni di Cop30, arriva la nuova bozza di accordo proposta dalla presidenza brasiliana di questa 30esima conferenza Onu sul clima in corso a Belém. La notizia è che non c’è la roadmap per la uscita dai combustibili fossili. Anzi, i fossili non vengono affatto menzionati nelle sette pagine del documento intitolato “Global Mutirão: unire l'umanità in una mobilitazione globale contro il cambiamento climatico”. In compenso si parla di non meglio specificato meccanismo "acceleratore globale di implementazione" volontario. Di una “Missione Belém per 1,5 °C" guidata dalla Presidenza brasiliana a da concretizzare a Cop31 (ormai assegnata alla Turchia con un ruolo non ancora chiaro dell’Australia).
Cop30, accordo ancora lontano. Ecco cosa manca
di Luca Fraioli
20 Novembre 2025
Sul fronte della finanza climatica (capitolo assai caro ai Paesi invia di sviluppo che chiedono aiuti economici concreti sia per la giusta transizione che per l’adattamento), il testo recita: “portare avanti con urgenza le azioni volte a consentire l'aumento dei finanziamenti provenienti da tutte le fonti”. E chiede che si impegni a triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento. E’ un testo troppo deludente e al ribasso, perché possa essere davvero quello dell’accordo finale. Più probabile, nel gioco delle trattative diplomatiche, che sia stato scritto per ricominciare da capo, dopo la fuga in avanti della “road map” per l’uscita dai combustibili fossili che aveva molto irritato l’Arabia Saudita e gli altri petro-Stati. Ora si riparte da zero (o quasi) e qualsiasi concessione saudita potrà essere considerata un successo, rispetto a questa bozza. C’è da vedere, però, come i Paesi che si erano fatti promotori della road map (a cominciare dalla Colombia) reagiranno a questo, almeno apparente, passo indietro.












