Angela Querzè e Bruno Stefani hanno entrambi gli occhi lucidi quando sentono pronunciare dal presidente della Corte d'Assise la parola "ergastolo".
I genitori di Sofia Stefani non hanno perso una sola udienza, nemmeno un minuto del processo, con la speranza che i giudici di Bologna riconoscessero l'intenzionalità di Giampiero Gualandi, 64 anni, nell'uccidere la figlia. Fu quindi omicidio volontario.
Sofia aveva 33 anni quando è stata uccisa il 16 maggio 2024 da un colpo di pistola al volto, sparato nell'ufficio dell'ex comandante della polizia locale di Anzola con cui aveva una relazione extraconiugale.
"Quando c'è una sentenza di ergastolo e succedono delle cose di questo genere la società ha fallito. Però per Sofia credo che fosse giusto avere giustizia. Mia figlia non c'è più, per noi il lutto prosegue e proseguirà per tutta la vita, ma credo che lei si meritasse giustizia e quindi che la sentenza sia giusta", ha detto tra le lacrime la madre Angela, che dopo la sentenza ha abbracciato la procuratrice aggiunta, Lucia Russo.
I giudici hanno sposato quindi la linea della procura, confermando però una sola aggravante, quella del legame affettivo (caduti invece i futili motivi). Per la Corte si è trattato di un omicidio intenzionale, non di un incidente, di un colpo partito accidentalmente durante una colluttazione, come hanno sempre sostenuto Gualandi e i suoi difensori parlando di "tragedia non voluta".











