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Ultimo aggiornamento: 14:20
Non fu incidente, ma un femminicidio. La procuratrice aggiunta Lucia Russo, nel corso della sua requisitoria durante il processo, davanti alla Corte d’Assise di Bologna, ribadisce la contestazione di omicidio volontario per Giampiero Gualandi, 63enne ex comandante della Polizia Locale di Anzola Emilia (Bologna), imputato per la morte di Sofia Stefani con cui aveva una relazione. La donna, anche lei agente della Polizia locale, è stata uccisa il 16 maggio 2024 da un colpo partito dalla pistola di ordinanza di Gualandi nell’ufficio dell’uomo, al comando di Anzola (Bologna).
“Siamo giunti alla conclusione di questo lungo dibattimento, e le accuse mosse a Gualandi trovano conferma. Le indagini e il processo sull’omicidio di Sofia Stefani, rispetto ad altri casi, non hanno come obiettivo l’identificazione dell’autore del fatto, su questo non c’è dubbio; l’intento è fare luce sul dolo, sulla colpa o sulla premeditazione. Gualandi – ha sostenuto l’accusa – ha esploso il colpo e lo ha ammesso, ma ha sostenuto che si sia trattato di un incidente. Dichiarazioni che non hanno convinto né il Gip, né il Tribunale delle Libertà, né la Cassazione, ritenute illogiche. Gualandi si è sottoposto a interrogatorio da parte delle parti e per il pubblico ministero la sua posizione è peggiorata, introducendo elementi ai limiti della fantasia e anche oltre”. Per la difesa dell’imputato – avvocati Claudio Benenati e Lorenzo Valgimigli – si è trattato di un colpo accidentale durante una colluttazione; per la Procura, invece, Gualandi ha agito intenzionalmente.











