Il colpo di pistola non è partito per errore durante una colluttazione, ma è stato esploso volontariamente. Questo hanno appena stabilito i giudici di primo grado di Bologna, condannando all'ergastolo Giampiero Gualandi, ex comandante dei vigili di Anzola Emilia, per aver ucciso l'ex sottoposta ed ex amante, Sofia Stefani.

Lui ha 64 anni e lei ne aveva 33. Nel primo pomeriggio del 16 maggio 2024, i due si incontrarono privatamente nel comando di polizia locale in cui l'uomo prestava servizio. Fu la giovane a insistere per vederlo, dopo che lui aveva troncato la relazione decidendo di restare in famiglia con la moglie e i figli. Contrariamente alle direttive di servizio e alle sue abitudini, Gualandi l’attendeva con la propria Glock di ordinanza sulla scrivania. Per mesi, ha ripetuto di aver appena finito di pulire un’arma, che poi la donna avrebbe afferrato e azionato accidentalmente contro di sé: non gli anno creduto.

A smentire le sue professioni d'innocenza, sono stati principalmente i rilievi della scientifica: la traiettoria d'ingresso del proiettile, i residui di polvere da sparo, l’assurda catena di negligenze che si sarebbe dovuta ammettere, per accogliere come verosimile le ricostruzione per cui un professionista pulisce un arma in un luogo improprio, poi la lascia carica, senza sicura e appoggiata sul tavolo, prima di ricevere un civile in ufficio. Già, perché Sofia Stefani aveva all’epoca in cui fu assassinata concluso il suo lavoro con la polizia locale, un aspetto su cui lo stesso Gualandi aveva fatto promesse, quando ancora la loro relazione prosperava, esercitando la propria posizione di potere.