SPINEA - È entrata nell'ufficio di un'assistente sociale di Spinea, insistendo per parlarle della situazione dei tre figli che sono stati allontanati dalla casa familiare per essere affidati ad una comunità a fronte della sua dichiarata incapacità di prendersene cura. E, di fronte al rifiuto di quest'ultima, impegnata in altri adempimenti, è andata in escandescenze, rovesciando per terra tutto quello che si trovava sulla scrivania, rompendo occhiali e telefono cellulare, e impedendole di uscire dalla stanza per una decina di minuti, fino all'intervento di alcuni colleghi.
Una donna di 36 anni è stata arrestata dai carabinieri martedì mattina con l'accusa di sequestro di persona e violenza o minaccia a pubblico ufficiale e, ieri, è comparsa alla Cittadella della giustizia di piazzale Roma, a Venezia, di fronte al giudice penale Marco Bertolo per essere processata per direttissima.
Il suo difensore, l'avvocato Mauro Serpico, si è opposto alla convalida dell'arresto e il giudice ha accolto la sua eccezione, ritenendo che l'arresto non sia avvenuto in flagranza, ma in un momento successivo, a seguito di una serie di preliminari indagini e non sotto la diretta percezione dei carabinieri che, al loro arrivo nella sede degli assistenti sociali, a poca distanza dal Municipio di Spinea, attorno alle 11, trovarono tra trentaseienne riversa a terra, in lacrime, con alcune persone attorno a lei. In presenza dei militari dell'Arma, la donna continuava ad inveire contro l'assistente sociale («Quella l'ammazzo, portatemi via!»), obbligandoli a utilizzare le manette di sicurezza per contenerla.







