Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:25
Credo che Giorgia Meloni, quando legge o ascolta le dichiarazioni del ministro della giustizia Carlo Nordio, conti fino a dieci prima di parlare o urlare. Premetto che non si può parlare di meraviglia rispetto a quello che dice Nordio, perché chi lo ha conosciuto come pubblico ministero lo ricorda più per gli editoriali, allineati e serventi, che scriveva per conto del giornale di proprietà di Silvio Berlusconi che per le sue, deludenti, capacità investigative e professionali.
Personaggio però ideale per scalare una carriera di vertice nel centro-destra: magistrato senza infamia e senza lode, non intruppato nel sistema delle correnti togate, in linea con il pensiero politico del quale è stato sempre portavoce anche quando era magistrato. La negazione dell’imparzialità fatta toga, si potrebbe dire. L’uomo per carità ha anche un garbo, per certi versi uno stile non becero, poi bisogna sempre dosare l’orario in cui esterna.
Le ultime due dichiarazioni sono però significative perché possono profondamente danneggiare il buon esito della campagna referendaria per i sostenitori del sì e della maggioranza politica che governa. Qualche giorno fa il ministro Nordio ha dichiarato che non comprende come mai i vertici del Partito democratico, il principale gruppo di opposizione parlamentare, non comprendano la bontà della riforma della separazione delle carriere dal momento che quando si troveranno loro a governare potranno beneficiare della riforma e non avere quindi il fiato sul collo dei pubblici ministeri.









