La solita tempesta in un bicchier d’acqua. Il procuratore aggiunto di Napoli ha detto che la riforma della Giustizia di questo governo «attua il piano della P2». Interrogato sul punto, Carlo Nordio ha precisato di non conoscere bene quali fossero i piani di Licio Gelli sui magistrati. Il Guardasigilli ha poi ha aggiunto che, se una cosa è giusta, non diventa sbagliata solo perché la sosteneva anche il capo della loggia massonica più famigerata della storia d’Italia. «Le verità non dipendono da chi le proclama, ma dall’oggettività che rappresentano» ha sentenziato filosoficamente il ministro. «Se Gelli dice che Gesù è morto in croce, non dobbiamo dire che è stato invece stroncato da una polmonite solo per prendere le distanze dal capo della P2». Ragionamento ineccepibile, ma che non ha risparmiato all’ex pm trevigiano le accuse della sinistra di aver pronunciato «parole inaccettabili», giacché la loggia massonica coltivava un piano eversivo.

Ma davvero Nordio ha sbagliato, o siamo al solito gioco dell’opposizione, che trova la forza che le manca di suo solo nell’attaccare la maggioranza? Certo il ministro della Giustizia ha ammesso di non ricordare che Gelli, tra le altre cose, puntava anche a un ridimensionamento del potere della magistratura, ma il suo vero errore non è stato riconoscere la lacuna, bensì pensare che davvero nel clima che appesta l’Italia oggi un progetto possa essere valutato nella usa oggettività, indipendentemente da chi lo propone. La riforma della Giustizia del governo Meloni è condivisa intimamente da buona parte della sinistra, parlamentare e non, che si rende conto degli eccessi e degli errori che hanno caratterizzato l’azione di parte della magistratura negli anni.