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9 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:10
“Quel magistrato ha il mio massimo disprezzo. Non gli stringerei mai la mano, dovrei usare il disinfettante”. Così nei giorni scorsi Carlo Nordio si è riferito pubblicamente ad Aldo Policastro, procuratore generale di Napoli “colpevole” di aver ricordato che la sua riforma attua il piano della P2 di Licio Gelli. E la solidarietà nei suoi confronti non si è fatta attendere: da lunedì mattina presto, nella stanza del pg è un continuo via vai di magistrati, attivisti e intellettuali che gli stringono la mano (quello che Nordio ha dichiarato di non voler fare) come gesto simbolico di vicinanza. Una risposta a quello che la presidente della giunta esecutiva di Napoli dell’Anm Leda Rossetti, tra le prime a recarsi al dodicesimo piano del Palazzo di Giustizia, ha definito “un attacco scomposto, l’ennesimo, che si inserisce nel processo di delegittimazione della magistratura. Gli insulti, come ribadito più volte e adesso dal Presidente della Corte di Cassazione, non possono essere accettati, sono irricevibili in un sistema democratico”.
Sono andati da Policastro alcuni procuratori del circondario campano – Nunzio Fragliasso, Pierpaolo Bruni, Domenico Airoma, Marco Del Gaudio – e il giudice Nicola Russo. Si è affacciato il pm Henry John Woodcock, autore sulle pagine di Repubblica Napoli di un intervento in cui ha definito “inaccettabili” le parole del Guardasigilli. C’erano anche i pm Celeste Carrano e Vincenzo Piscitelli. “Io non posso che essere grato ai colleghi, ma anche alla città che ha ritenuto di venirmi a stringere una mano” ha commentato Policastro. C’erano infatti anche l’avvocato Mimmo Ciruzzi, tra i sostenitori del Sì, l’avvocato ed attivista dei diritti civili Elena Coccia, padre Alex Zanotelli, il presidente della Fondazione Polis don Tonino Palmese, la senatrice dem Valeria Valente. E l’elenco si sta allungando di minuto in minuto.









