TREVISO - «Il tifoso baskettaro non vuole i successi dell'epoca Benetton, ma semplicemente andare al Palaverde per divertirsi e vedere ragazzi che amano la maglia che indossano». Il viaggio dentro la crisi di Treviso Basket oggi tocca un lato né tecnico né tattico, ne tocca uno che è altrettanto, se non più, importante: la pura passione per la pallacanestro.

Il fuoco dentro che ti spinge alla partita, magari facendo qualche centinaio di chilometri, arrabbiandosi e gioendo per chi rappresenta Treviso nello sport più bello del mondo. Passione che questa squadra sembra non avere, o avere a tratti, ma che latita abbastanza anche sulle tribune del Palaverde. La voce del tifoso è quella storica di Ruggero Miano, uno che c’era quando, fine anni ’70, al Natatorio stile scatola di sardine la Liberti faceva impazzire una intera provincia. Ed oggi “Roger” è ancora là, nel più comodo Palaverde, a soffrire vedendo una Nutribullet senza carattere, senza identità, senza fisionomia.

«La squadra non è stata costruita bene - sentenzia - abbiamo un coach esordiente in A a cui è stata affidato un gruppo di giocatori esperti: un mix che, visti i risultati, non sembra granché azzeccato».

Facile dirlo ora, all’inizio la tifoseria non sembrava così critica.