Gretini. Molto di più. L’abisso mentale produce manifesti con la scritta “Quarto Reich” e le foto di Meloni, Salvini, Trump e Netanyahu. A Torino il popolo del “No Meloni Day”, in testa al serpentone i Fridays for Future – i seguaci della Thunberg che ogni venerdì fanno di tutto tranne andare a lezione o a lavorare – ha spedito otto poliziotti all’ospedale. Tra le zucche vuote ornate di kefiah, immancabili, le falangi pro-Pal. Poi centri sociali e collettivi.

Le prime violenze al mattino, alla stazione di Porta Nuova, dove contro gli agenti sono stati scagliati un paio di tombini. Prima e dopo uova, secchi di vernice, aste di bandiere, sassi e petardi. Il canovaccio è sempre quello. Per colpa del caos sono stati soppressi una ventina di treni. Il traffico ferroviario è tornato alla normalità soltanto a pomeriggio inoltrato dopo la bonifica dei binari. Altra delinquenza nella sede della Città metropolitana: qui i violenti hanno lanciato ai poliziotti anche un estintore.

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Sullo striscione che ha aperto il corteo c’era scritto “Resistenza climatica”. I gretini hanno indetto lo sciopero globale per il clima. Hanno scioperato scagliandosi sulle forze dell’ordine. Pseudo-ecologisti e Cgil scenderanno in piazza anche oggi – ultime prove in vista dello sciopero generale del 28 novembre – «per ribadire l’urgenza di una transizione ecologica giusta fondata sul lavoro dignitoso, sui diritti e sull’equità sociale». I Fridays for Future strillano: «Nella nuova manovra ci sono 869 milioni di tagli all’istruzione! Studiare non dev’essere un privilegio!». Ma per studiare, e imparare qualcosa, bisognerebbe andare in classe. «Oggi abbiamo spaccato!», hanno festeggiato al megafono. Hanno spaccato oggetti, scudi e anche altro, questo di sicuro. «Uno studente è stato fermato», si sono lamentati, «perché la polizia non sopporta quello che abbiamo fatto stamattina. Vogliamo subito la sua liberazione». Nient’altro?