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Ultimo aggiornamento: 8:03
Per la commissaria Kaja Kallas, alla diplomazia europea serve “un lato silenzioso”. Ma invece di abbassare il volume, sui messaggini scambiati in chat dalla alte cariche politiche è calata totale oscurità. Ieri, al Parlamento Ue, l’Alta rappresentante ha risposto e ad una lista di domande sulla chat della piattaforma Signal, cui partecipano i ministeri degli Esteri dei 27 Paesi europei. Ad amministrare il gruppo, per condividere informazioni al massimo livello della diplomazia del Vecchio continente, è la stessa Kallas. L’esponente estone ha minimizzato: “la chat è informale”, con messaggi spensierati come selfie o foto di cagnolini, l’unico scopo è “coordinare” il lavoro. Dunque nessuna informazione riservata, zero rischi per la sicurezza informatica.
Argomenti identici a quelli di Ursula von der Leyen, quando trattò con il ceo di Pfizer Albert Bourla il prezzo dei vaccini in piena pandemia, via sms. Nessuna ha potuto leggerli, malgrado la Corte di Giustizia europea abbia bocciato il rifiuto della Commissione a rivelarli al pubblico. Fu il New York Times a chiedere l’accesso a quei messaggi, ma Ursula disse no. Dunque il negoziato sulle fiale contro il Covid resta in buona parte all’ombra, malgrado l’indubbio interesse pubblico. Idem per i messaggi nella chat di Kaja Kallas: i ministri affrontano dossier sulla guerra in Ucraina, a Gaza, i dazi di Trump, ma in chat nulla di serio. Una versione a prova di smentita – come quella sui vaccini della Commissione Ue – perché i messaggi potrebbero essere stati cancellati. Di sicuro non vengono archiviati, a sentire Kallas: “Ogni documento – ha spiegato – lo gestiamo attraverso i canali ufficiali, c’è un contrassegno per questo, ma se parlo con qualcuno nel corridoio, non c’è un contrassegno. Se chiamo qualcuno, non c’è un contrassegno, la diplomazia ha bisogno anche del lato silenzioso”. Eppure i ministeri degli esteri di Svezia e Danimarca hanno archiviato alcuni messaggi nella chat di Kallas, come rivelato dalla testata Dagens Nyhete. Dunque non potevano essere solo selfie e gattini. Diversi giornalisti hanno presentato richieste di accesso agli atti ai ministeri dei loro governi, per leggere i messaggi. Ma il rifiuto è prassi e la trasparenza negata.






