Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - Le tensioni intorno a Taiwan hanno raggiunto oggi 14 novembre il livello più alto da anni a questa parte, dopo che in mattinata Pechino è tornata ad attaccare con forza la neopremier giapponese Sanae Takaichi, rea di aver ventilato l’ipotesi di un intervento militare al fianco di Taipei in caso di invasione cinese, e nel pomeriggio ha criticato la decisione americana di approvare la vendita di armi per 330 milioni di dollari al governo dell’isola.

Il via libera di Washington alla fornitura all’Aeronautica militare taiwanese di componentistica e ricambi è significativa perché si tratta della prima operazione di questo tipo autorizzata da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca lo scorso gennaio. Poco meno di due mesi fa, il Washington Post aveva riportato la notizia che l’amministrazione Usa aveva bloccato una commessa del valore di 400 milioni di dollari e tra gli alleati asiatici degli Stati Uniti si era diffusa la paura che Trump stesse segnalando la disponibilità americana a sacrificare la storica alleanza militare con Taiwan sull’altare di un grande accordo commerciale con la Cina.

In un comunicato emesso oggi dal Pentagono si legge invece che «la vendita migliorerà la capacità» di Taiwan «di affrontare le minacce attuali e future, mantenendo l’operatività della sua flotta di F-16 e C-130», due sigle che indicano rispettivamente un caccia multiruolo di grande successo impiegato dalle Forze armate di più di 25 Paesi e un aereo militare da trasporto. Negli ultimi 35 anni gli Stati Uniti hanno venduto a Taiwan armi per 65 miliardi di dollari, oltre ad aver contribuito all’addestramento delle sue Forze armate e aver collaborato con la sua leadership per mettere a punto strategie militari da dispiegare in caso di aggressione.