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14 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 10:46
L’operazione è stata presentata da Taipei come “la prima” da parte “della nuova amministrazione Trump”: il controvalore è di 330 milioni di dollari e nel pacchetto ci sono “componenti, pezzi di ricambio e accessori non standard, nonché supporto per la riparazione e la restituzione di aerei F-16, C-130 e Indigenous Defense Fighter (Idf)”. Gli Stati Uniti hanno approvato la prima vendita di armi a Taiwan da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. La decisione di Washington ha suscitato la reazione della Cina, che ha espresso la sua “ferma opposizione” alla vendita delle armi, che ritiene “violi gravemente il principio della ‘Unica Cina’”. Per il Dragone infatti Taipei rappresenta una “provincia ribelle” da “riunificare”, e anche un “affare interno”, una “linea rossa”. Ed è considerata, con i suoi 23 milioni di abitanti, parte della Cina e non un’isola di fatto indipendente e che rivendica la sua democrazia. Taiwan aveva richiesto “componenti, pezzi di ricambio e accessori non standard, nonché supporto per la riparazione e la restituzione di aerei F-16, C-130 e Indigenous Defense Fighter (Idf)”, secondo una dichiarazione rilasciata dalla Us. Defense Security Cooperation Agency. Il presidente taiwanese Lai Ching-te si è impegnato ad aumentare la spesa militare. Ma sebbene Taiwan abbia una propria industria della difesa, il suo esercito sarebbe ampiamente surclassato in un conflitto con la Cina e continua a dipendere fortemente dalle armi statunitensi.








