Da-da-un-pa, ma che belle le bare gemelle. Il suicidio delle Kessler è diventato improvvisamente lo show della morte: ci potevano essere testimonial migliori per l’eutanasia? Belle, bionde, sane e defunte: il loro ballo era il simbolo dell’Italia che aspirava a vivere e gioire, il loro addio diventa il simbolo dell’Italia che aspira a morire. Normalmente, quando scompare un personaggio amato dal pubblico, tv e giornali trasudano di lacrime e sofferenza: si parla di «vuoto incolmabile», di «dolore inconsolabile», di «Paese in lutto» e c’è sempre qualcuno che dice «sentiremo la sua mancanza». Delle Kessler, invece, sembra che nessuno senta la mancanza. Altro che vuoto, altro che dolore: si sono suicidate, evviva, facciamo festa tutti insieme.
Garofani, consigliere di Mattarella, davanti a politici, funzionari e sportivi ha parlato della necessità di dare «provvidenziali scossoni» per evitare la vittoria del centrodestra. Bignami gliene ha chiesto conto ma invece della giustificazione dell’ex pd è arrivato un comunicato del Quirinale che vaneggia: «Attacco ridicolo». Ma qui di ridicolo c’è solo il tentativo di mettere il bavaglio al nostro giornale.
Nella terza puntata, il Maestro Riccardo Muti affronta il tema del carisma e dell’autorevolezza per i giovani direttori. E racconta la sua esperienza in Cina, Corea e Giappone, dove le orchestre hanno «occhi di fanciullo» e sono immuni a vizi e «bieche tradizioni».










