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L'accusa più grave è proprio di aver presentato un Pasolini poco corsaro e politico
"Ci pare dunque di poter giungere alla conclusione che Pasolini100 abbia del tutto tradito le premesse che ne avevano propiziato la nascita e che la sua funzione non sia quella di valorizzare l'eredità di Pasolini, ma sia quella di promuovere l'interesse dei pochi in spregio a quella collegialità e quella serietà di ricerca che il comitato scientifico avrebbe garantito se fosse stato convocato e messo nelle condizioni di poter dare il proprio contributo. Per tutte queste ragioni comunichiamo le nostre dimissioni dal comitato scientifico di Pasolini100". È il finale della lettera, datata 5 ottobre 2025 e inviata a Giulio Ferroni, presidente del comitato Pasolini100, con la quale sedici componenti del comitato scientifico danno le dimissioni. Tra i firmatari, ci sono nomi "pesanti", tra i massimi esperti dell'opera di Pier Paolo Pasolini, da Marco Antonio Bazzocchi a Silvia De Laude, da Franco Zabagli a Paolo Desogus, Massimo Fusillo, Massimo Onofri e tanti altri. Nel 2022 era stato istituito il comitato Pasolini100. Aveva il compito di coordinare le iniziative in vista del doppio anniversario: nascita (1922-2022) e morte (1975-2025). Idea di base: non disperdere i finanziamenti e indirizzarne l'impiego per promuovere la figura di Pasolini attraverso progetti di prestigio. I dimissionari spiegano che, dalla nomina a oggi, "il comitato è stato convocato una sola volta, il 13 aprile 2022, più di un mese dopo l'anniversario". Poi più nulla "sebbene gli organismi di Pasolini100 abbiano continuato a ricevere fondi nazionali per l'organizzazione e la promozione di convegni, pubblicazioni e altre occasioni culturali di cui siamo rimasti totalmente all'oscuro. Con grande sorpresa, in prossimità del 2 novembre, veniamo a conoscenza di nuove attività evidentemente nate senza alcun confronto e valutazione scientifica". La questione si fa anche più seria. Non è solo la gestione a non aver convinto, ma anche la qualità. Prosegue la lettera: "Non stupisce per questo la totale assenza di internazionalità degli eventi, né il carattere generico dei temi in linea con quell'attitudine che tende a fare di Pasolini un autore buono per tutte le stagioni e per tutti i gusti, deprivato quindi del carico politico e polemico della sua attività di scrittore e intellettuale".






