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Già il convegno alla Luiss aveva mostrato che non è "semplificabile"
Ogni anno la Luiss organizza un incontro nel quale un autore della letteratura italiana viene letto attraverso le lenti della politica. Era toccato a Dante Alighieri, Francesco Guicciardini, Eugenio Montale e Alessandro Manzoni. Due anniversari a breve distanza - nel 2022 il centenario della nascita; nel 2025 il cinquantenario della morte - hanno fatto cadere la scelta su Pier Paolo Pasolini. Quando la manifestazione si è tenuta, non erano ancora impazzate le polemiche che hanno dilaniato il comitato ufficiale delle celebrazioni pasoliniane. Ma chi vi ha preso parte aveva già compreso quanto il confronto con Pasolini possa risultare scivoloso.
Pasolini, infatti, è un contemporaneo che ci è contemporaneo. La sua poliedricità ha investito con tanta forza il rapporto tra cultura, società e politica, che l'eco si prolunga fino a oggi. Difficile decifrare il processo di secolarizzazione che trasforma il nostro Paese dalla realtà essenzialmente rurale del dopoguerra in una moderna potenza industriale sino agli esiti post-moderni, senza imbattersi in lui. Difficile, soprattutto, se non si vogliono evitare le contraddizioni - e a volte i paradossi - insiti in questo processo. Torniamo al 1974. È l'anno nel quale vince il divorzio, vacilla il potere democristiano e, ancor più, il suo legame con la Chiesa. È l'anno in cui Pasolini scrive "vuoto di Carità, vuoto di Cultura", abbozza lo studio sulla rivoluzione antropologica, celebra l'immensità del mondo contadino di fronte alla limitatezza della storia. Qualche mese più tardi sarebbe seguito il più noto pezzo sulla sparizione delle lucciole. È anche l'anno nel quale Leonardo Sciascia pubblica Todo Modo, dove dalla distinzione tra laicità e laicismo fa discendere il vaticinio della fine del partito cattolico per implosione. Pasolini pare replicare con una serie di articoli più truci, diretti e senza sconti, consacrati al "processo al palazzo". E a posteriori, la fase che allora si inaugura sembra quasi scaturire, prendere forma e infine sfociare nei suoi esiti tragici, da quel dialogo a distanza.






