Chi decide di suicidarsi raramente lo fa in preda a un raptus violento. Sicuramente non è stato così per le gemelle Kessler, che fra l’altro la loro decisione di morire insieme l’avevano fatta trapelare in varie occasioni. Se dietro la decisione del suicida c’è quindi un ragionamento, bisognerebbe capire quale esso sia, cioè cosa rende insopportabile per lui continuare a vivere.

Ovviamente ogni caso è una storia a sé, in un ampio spettro che giunge fino all’eutanasia medica che è generata da terzi che si arrogano il diritto di decidere se far morire quando qualcuno non è più in grado di farlo da solo, interpretando una volontà manifestata in altre circostanze e momenti della vita. Tutti i casi possono però ricondursi a un quid comune: per un qualsiasi motivo il continuare a vivere viene ritenuto dal suicida insopportabile. Anche solo in idea, come sembra fosse per le gemelle Kessler che ritenevano impossibile che una di loro due sopravvivesse all’altra. Ma non è forse la vita stessa, considerata da un certo punto di vista, ad essere insopportabile?

Sileno, eroe della mitologia greca, grida al re Mida che per ogni uomo sarebbe stato meglio non esser nato e che, essendolo, è meglio morire il prima possibile. Eppure, lo sconforto che nasce dalla nostra finitezza dura solo un attimo: in ogni giorno e in ogni momento noi decidiamo, anche inconsciamente, di vivere, diciamo “sì alla vita” come avrebbe detto Nietzsche.