Ècome un’utilitaria cui sia stato messo il motore di una macchina sportiva: la carrozzeria fatica a tenere il ritmo. Non dunque una malattia in cui il cuore risulta indebolito, ma che al contrario vive una anomala condizione di “doping”. È questa la metafora che usa Iacopo Olivotto, Professore Ordinario di Cardiologia e Direttore della Cardiologia Pediatrica, AOU Meyer di Firenze, e Direttore del Servizio Cardiomiopatie-AOU Careggi di Firenze, per descrivere la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, una patologia in cui la componente muscolare del cuore, il miocardio, va incontro ad un eccessivo ispessimento, definito ipertrofia. Si tratta di una malattia spesso ereditaria, debilitante e progressiva che può causare ai pazienti sintomi anche molto gravi. Il risultato sono sintomi invalidanti, come dolore toracico, palpitazioni, senso di stordimento, svenimenti improvvisi e stanchezza persistente, che rendono difficili anche le attività quotidiane più semplici. E, nei casi più gravi, arrivare a complicanze come lo scompenso cardiaco o arresto cardio-circolatorio. Nell’1-2% dei casi, l’unica opzione disponibile è il trapianto di cuore.

Cardioradiologia e Intelligenza Artificiale: il cuore visto da vicino