Avolte, le anomalie congenite nel cuore stanno silenziose per decenni. Senza dare segnali della loro presenza. Poi, magari si manifestano con segni e sintomi che inducono ad accertamenti, fino a scoprire l’origine del disturbo. Così, per un uomo di 60 anni, la presenza di dispnea, affaticamento, ipertensione polmonare, aritmie ed altri problemi che ricordavano l’insufficienza cardiaca ha imposto controlli che hanno portato alla diagnosi: cor triatriatum. In pratica gli atri, ovvero le camere superiori del cuore, invece che essere due diventano tre.
Gianluca Bisleri
Si tratta di una cardiopatia congenita molto rara (rappresenta circa lo 0.1% delle malformazioni cardiache congenite) in cui una membrana anomala divide l’atrio (più comunemente il sinistro) in due camere, ostacolando il normale flusso di sangue verso il ventricolo. Il paziente, di circa 60 anni, è stato quindi operato per correggere il difetto. Ma non con il classico intervento. Grazie al robot, si è puntato su un’operazione mininvasiva. Ad eseguirla, assieme a Daniel Burns, uno specialista italiano. Si chiama Gianluigi Bisleri ed è il Direttore della Cardiochirurgia Mini-invasiva presso il St. Michael’s Hospital di Toronto, oltre che docente all’Università di Toronto. L’esperto lavora in Canada dal 2016 e spiega la novità di questo intervento, una sorta di “prima” mondiale.







