Maggioranza e opposizioni unite per permettere alle lavoratrici di andare in pensione prima. E tra i partiti che sostengono il governo c’è comunione di intenti per prorogare di un altro anno Quota 103, la forma di pensionamento anticipato e flessibile che permette di lasciare il mondo del lavoro a 62 anni di età con 41 di contributi. I due meccanismi erano rimasti fuori dal disegno di legge di Bilancio.

Nel testo approdato in Senato, infatti, tra i sistemi per anticipare la pensione ha trovato spazio soltanto l’Ape sociale, lo scivolo riservato a disoccupati, a chi ha invalidità oppure a chi si occupa di assistenza familiare, per poter accedere alla pensione di vecchiaia con un'età minima di 63 anni e 5 mesi e 30 anni di contributi. Pochi margini per il resto. Ma ora nelle migliaia di emendamenti alla Manovra si è formato un fronte bipartisan, quanto meno per prorogare di un anno, per tutto il 2026, Opzione Donna, l’anticipo pensionistico per le lavoratrici con 35 anni di anzianità contributiva e almeno 61 anni. Requisito quest’ultimo ridotto di uno per ogni figlio, sino a un massimo di due. Lo schieramento che chiede di estendere di un altro anno la misura è composito. La maggioranza è rappresentata da Carroccio e azzurri; le opposizioni contano le proposte dell’Alleanza verdi-sinistra, del Partito democratico, di Italia Viva e anche degli autonomisti. Lega e Fi spingono invece per Quota 103.