Negli ultimi giorni, la proposta di una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni è tornata al centro del dibattito politico, con l’ipotesi di un prelievo annuale sui patrimoni superiori ai due milioni di euro, con un’aliquota dell’1,3 per cento. Introdurre una nuova tassa patrimoniale, magari progressiva e mirata ai patrimoni più elevati, può essere una scelta politica legittima, ma va ricordato che il sistema fiscale italiano già prevede una patrimoniale sulle attività finanziarie.
L’imposta di bollo, spesso sottovalutata, è un prelievo diretto sul patrimonio mobiliare e rappresenta un elemento di equità fiscale, anche se la sua aliquota (0,2%) è modesta rispetto ai valori proposti. Ogni anno, chi detiene un dossier titoli paga una tassa proporzionale al valore dei propri investimenti, che viene calcolata sul valore rendicontato dei titoli detenuti rapportata al periodo rendicontato. Detto altrimenti, sul valore che appare sul rendiconto a fine periodo, in genere fine trimestre o fine anno. Ma quanto incassa lo Stato ogni anno da questa mini patrimoniale?
Dall’analisi dei dati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze del Mef, è possibile appurare le entrate che affluiscono mensilmente all’Erario. Tra le imposte indirette, la voce bollo quest’anno è destinata a toccare un nuovo record: già nei primi nove mesi del 2025 il gettito prodotto dall’imposta di bollo sulle attività finanziarie è superiore a 9 miliardi di euro, in gran parte provenienti dal bollo proporzionale dello 0,2% sul valore del dossier titoli e dal bollo fisso di 34,2 euro che grava ogni anno sui conti correnti e sui libretti di risparmio. Sono comprese in via residuale anche altre tipologie di imposte di bollo su comunicazioni periodiche, estratti conto e altre attività di intermediazione finanziaria.











