Proprio oggi l'Unesco, la contestata organizzazione dell'Onu per l'educazione, la scienza e la cultura, compie quarant'anni. Ma nella lussuosa sede dell'Unesco in Place de Fontenoy a Parigi non c'è aria di festa: il ritiro degli Stati Uniti nel gennaio dell'85, oltre a togliere all'organizzazione internazionale un quarto delle sue entrate, è stato seguito da quello di altri due importanti finanziatori, l'Inghilterra e Singapore.

La drastica riduzione delle disponibilità finanziarie dell'Unesco (complessivamente del 35 per cento circa rispetto all'84) ha innanzitutto richiesto non meno drastici tagli all'organico, estremamente numeroso, dell'organizzazione: ottocento impiegati su duemilaseicento, per lo più, sembra, originari dei paesi che hanno ritirato l'adesione.

Alla base dell'uscita americana e inglese dall'Unesco c'è un giudizio politico di Washington e Londra molto negativo nei confronti della linea portata avanti da tale organismo, accusato di essere da parecchi anni nettamente antioccidentale, filoarabo e filosovietico.

Margaret Thatcher, oltre a criticare la linea dell'Unesco, aveva sottolineato che tale organismo sperperava i propri fondi. La faziosità dell'Unesco è di vecchia data: nel 1974 escluse lo Stato ebraico (creato per volontà dell'Onu, proprio come l'Unesco) dalle proprie attività in campo educativo, scientifico e culturale.