Ottant’anni fa, sul finire della Seconda guerra mondiale, i delegati di 50 paesi si riunirono a San Francisco per creare una istituzione duratura per la pace. I governi cercavano di conciliare impulsi nazionalistici e multilateralismo, definendo potere e limiti delle organizzazioni internazionali.

L’internazionalismo idealistico del presidente Wilson, promotore della Società delle Nazioni dopo la Prima guerra mondiale malgrado la mancata approvazione del Congresso, trovò nuova espressione nella visione di Franklin D. Roosevelt per un ordine mondiale basato sulla cooperazione internazionale.

La Carta delle Nazioni Unite, firmata il 26 giugno 1945, rifletteva gli equilibri geopolitici post-bellici, assegnando alle cinque maggiori potenze diritti di veto permanente nel Consiglio di Sicurezza. L’ONU, costituita il 24 ottobre, incarnava l’ambizione di una governance globale e di un futuro condiviso basato sul diritto internazionale e sulla cooperazione. Ma i tentativi di realizzare progetti universalistici incontrarono significative battute d’arresto. Il mondo finì col dividersi in blocchi secondo la logica della Guerra Fredda di ostilità reciproca quale principio ordinatore fra Est e Ovest.