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Sandro Ruotolo ha definito i 10 secondi ironici del convegno di chiusura elettorale del centro destra "una scena imbarazzante, da balilla del ventennio catapultati su Marte"
L'intervento di Giorgia Meloni a Napoli in una sala piena a dieci giorni dal voto ha innvervosito i partiti di opposizione, in particolare il Pd, come si evince dalle dichiarazioni di Sandro Ruotolo, europarlamentare di origini napoletane. A dar così fastidio all'europarlamentare non sono state le bordate dal palco ma un momento di leggerenza in cui il premier Giorgia Meloni si lascia andare e accenna qualche saltello sulle note, intonate a gran voce dalla platea, "chi non salta comunista è". Una chiusura di campagna elettorale ironica e diversa dal solito, che ha trovato la sua conclusione finale con l'inno di Mameli. Forse il Pd avrebbe preferito che il centrodestra intonasse Bella Ciao?
Ruotolo ha comunque preso sul personale quel breve coro sul quale si è lasciato andare il presidente del Consiglio, affidando ai social un'invettiva velenosa contro Meloni e chi era con lei sul palco di Napoli, cercando di coinvolgere direttamente i suoi follower per avere forse qualche tipo di approvazione. "Ma li avete visti? Sul palco gridare 'chi non salta è comunista!', mancava solo il 'siete delle zecche' rivolto a noi del campo democratico. Sembravano dei fascistelli in gita", scrive Ruotolo. Eppure, dal palco nessuno si è rivolto ad altri accusandolo di qualcosa in quel momento, insultando qualcun altro. L'europarlamentare ha cercato di costruire una narrazione su 10 secondi di svago che ci sono stati un un lungo pomeriggio di chiusura di campagna elettorale, definendo quel momento "una scena imbarazzante, da balilla del ventennio catapultati su Marte".






