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Il caso "Affidopoli" che sfiora il Comune di Pesaro imbarazza il partito. Gaffe di Elly

Nemo profeta in patria. La sinistra marchigiana prende le distanze da Matteo Ricci, che invece sognava il ritorno nella sua Regione da eroe con tanto di bandiere spiegate e gonfaloni. L'inchiesta «Affidopoli» si è accomodata sul divano del Pd pesarese: Ricci non è indagato ma il cuore dell'inchiesta riguarda «il sistema» degli affidi diretti durante la sua amministrazione. «Affidopoli» riguarda circa 600mila euro di affidamenti diretti in favore delle associazioni culturali Opera maestra e Stella polare.

L'attuale sindaco, il successore di Ricci, Andrea Biancani, è stato chiaro: «Io - ha detto - voglio continuare a muovermi dentro la legalità. Io non voglio essere indagato». E ancora: «Se un sindaco chiama un'impresa per farsi dare dei soldi (Biancani si riferisce alle sponsorizzazioni, ndr), il giorno dopo quell'impresa viene a chiedere qualcosa in cambio». Se è vero che le parole sono pietre, è vero pure che quella di Biancani assomiglia tanto a una lastra sulla gestione precedente alla sua: quella di Ricci appunto. Il centrodestra ha chiesto al sindaco di Pesaro di «fare i nomi» e di spiegare i meccanismi dietro questo «sistema» che Biancani avrebbe destrutturato. Dopo le dichiarazioni del sindaco, Nicola Baiocchi, consigliere regionale Fdi ha posto una serie di domande: «Chi era ad attivare le sponsorizzazioni con appelli diretti ai privati? Non erano forse il sindaco Ricci e il vicesindaco Vimini? Chi poi ha contrattato le stesse sponsorizzazioni? Non erano forse uomini di fiducia del sindaco Ricci? Chi ha dimenticato di comunicare ai dirigenti dell'esistenza di queste sponsorizzazioni, poi di fatto non contabilizzate nelle determine? Come mai queste sponsorizzazioni non arrivavano al Comune, ma ad associazioni amiche?».